Unconsciousness
Il potere silenzioso che influenza ogni nostra decisione
Recentemente, neuroscienziati e ricercatori del comportamento umano hanno notato quanto gli individui, nel prendere decisioni, non sempre usino la logica. Anzi, ci sono diversi elementi che finiscono per viziare le nostre scelte. Non solo tendiamo ad usare scorciatoie ed euristiche, ma decidiamo sulla base del nostro percepito, piuttosto che sulle informazioni che riceviamo. Altro aspetto da tenere in considerazione: emozioni e continue semplificazioni effettuate dalla nostra mente. Il bello è che tutto questo avviene inconsciamente e quindi risulta molto difficile riconoscere questi meccanismi. In Thinking Fast and Slow (2012) Kahneman afferma che le nostre scelte non sono esclusivamente razionali, nemmeno quelle che sono considerate ponderate e logiche. Infatti,
“il lavoro mentale che produce impressioni, intuizioni e molte decisioni avviene in silenzio nella nostra mente”.
Analizzando la mente umana, il vincitore del premio Nobel, spiega che essa è caratterizzata da due diversi processi mentali: uno veloce e intuitivo chiamato Sistema 1 (S1) e uno più lento ma più logico e riflessivo chiamato Sistema 2 (S2). L'aspetto affascinante è che, nell'introdurre i due sistemi, Kahneman utilizza la metafora di due agenti, che producono rispettivamente il «pensiero veloce» e il «pensiero lento» e ne descrive le caratteristiche come se fossero attributi e inclinazioni di due persone che vivono nella nostra mente:
«Secondo quanto emerge da recenti ricerche, il Sistema 1 è più influente di quanto la vostra esperienza vi suggerisca ed è l'autore segreto di molte delle scelte e dei giudizi che formulate».
Secondo una caratteristica del sistema 1, in cui la fluidità cognitiva è associata a sentimenti positivi e familiarità, lo psicologo Robert Zajonc ha dimostrato l'esistenza di un legame tra la ripetizione di uno stimolo arbitrario e l’affetto che le persone finiscono per provare per tale stimolo. Zajonc ha chiamato questo fenomeno “effetto esposizione”.
Tale effetto funziona anche quando parole e immagini ripetute vengono mostrate così velocemente che le persone non si rendono nemmeno conto di averle viste. Allo stesso modo, anche quando le persone percepiscono consapevolmente di essere esposte ad uno stimolo, tendono a preferire le parole e le immagini a cui sono state esposte più frequentemente.
Comprendere che molte delle nostre decisioni nascano al di fuori della consapevolezza, non vuole essere in nessun modo denigratorio nei confronti dell’intelletto umano, e questo Kahneman lo esplicita bene. Lo scopo e la volontà dello psicologo israeliano vincitore del Nobel, è invece quello di migliorare la capacità di identificare e comprendere tali meccanismi e fornire inoltre un linguaggio più ricco e preciso con cui discuterne.
In un contesto in cui stimoli, informazioni e messaggi si moltiplicano incessantemente, sviluppare consapevolezza dei processi inconsci che guidano le nostre scelte, diventa non solo un esercizio intellettuale, ma una vera e propria forma di libertà.

